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Visita

Fezzan - Sahara

Trekking Expedition

2002

 

 

Favola 

 

E Korafa ed il Tuareg ripresero il Viaggio verso la Seconda Prova.

SOFIA FAVELI - Terra di Mezzo - I° E.F

 

Questa favola ha dato spunto al viaggio Fezzan Sahara 2002 effettuato nel mese di Aprile da Donato Vassalli e Giovanni Santi. Il racconto è stato ritrovato in un’antica biblioteca di Aleppo ed è stato interpretato e tradotto da Sofia Faveli, esperta di saghe, racconti e tradizioni delle popolazioni meno conosciute o estinte. In questa prima parte l’inizio della storia della Regina e del percorso che ha portato alla sua scelta come Guida del Popolo del deserto.

Premetto che questo racconto è solo uno dei tanti che narra della figura della Regina Korafa, ricordata e celebrata per il gran Cuore da tutto il suo popolo, che la considerava speciale ed unica Guida. Non ho avuto l’intenzione di tradurre questo racconto in modo letterale, né in forma integrale: semplicemente ho la speranza di potervi regalare una storia che vi faccia realmente "sentire" le motivazioni più profonde del viaggio intrapreso da Donato e Giovanni.

Questo primo racconto della Saga di Korafa, ambientata nel Sahara dell’VIII° secolo d.c., narra di come avvenne la scelta della Regina. La favola appartiene alla tradizione orale di quei luoghi: se potete, leggetela ad alta voce, ne assaporerete meglio l’essenza! In quell’epoca, nelle tribù del Sahara, vigeva un sistema matriarcale dove la Conoscenza, l’Istruzione e la Guida del popolo erano esclusivo appannaggio delle Donne. Alla morte di una Regina, la nuova guida veniva scelta tra le giovani allieve che avessero completato la cosiddetta educazione dei 108 cicli.Le bambine da iniziare a questo percorso erano individuate nel giorno del loro sviluppo sulla base del quadro astrologico e dell’interpretazione dei tatuaggi all’hennè che le sacerdotesse, in stato di trance, tracciavano loro sulla mano sinistra.Le prescelte, comunque, erano destinate a ricoprire importanti ruoli nella comunità e a tutte loro era affidata la custodia della scittura tfzinagh. L’apprendimento di questo alfabeto, riservato agli scritti sacri o di rilevanza economico politica per le tribù, di fatto potenziava ed affinava le loro naturali doti intellettive, come ogni altra attività esercitata nei 108 cicli. La storia delle popolazioni sahariane, le scienze, le arti magiche, la meditazione, gli esercizi per potenziare la resistenza e l’agilità non solo fisica ma anche mentale: tutto era finalizzato a sviluppare i person ali "talenti" delle adepte e a prepararle a ricoprire il ruolo predestinato.

All’inizio dell’addestramento, ogni allieva era affidata alle cure di un vecchio Tuareg che, oltre a seguirla durante l’intero percorso formativo, sarebbe stata l’unica persona ad accompagnarla nelle prove finali. In presenza dell’adepta, egli doveva sempre indossare lo tshech, il tipico copricapo blu, che lasciava intravedere solo gli occhi pregni di storia ed emozioni di questa figura così magnetica.Tutti questi tuareg si erano distinti in gioventù per il loro valore guerriero, combattendo a fianco delle amazzoni della Regina. La leggenda vuole anche che fossero la reincarnazione delle vecchie prescelte e che, con la loro presenza costante, cercassero di preservare le nuove dal commettere i loro stessi errori. Unici interlocutori maschi delle allieve, avevano anche il compito di far capire loro il pensiero ed il "sentire" maschile, ovvero l’altrà metà di quel mondo ancora poco comprensibile che, un giorno ,una delle adepte avrebbe governato. Alla morte della Regina, le allieve che avevano terminato l’addestramento potevano accedere alle Ultime Quattro Prove: avvolte in mantelli blu, quasi a nascondere ogni fisicità e connotazione femminile, affrontavano il Sahara, accompagnate solo dalla fedele Guida Tuareg, dalla loro energetica volontà e dal passo cadenzato e testardo dei cammelli, esse stesse novelle tuareg pronte a d immergersi nel Fiume della loro Vita e a seguirne il corso inarrestabile. Tornando alla Nostra Regina - nata nella più importante tribù dell’epoca, i Tuareg del Murzuk - pare che Korafa si facesse notare già durante i Cicli di Addestramento per la vivace ed acuta capacità di percepire in profondità le situazioni e gli stati d’animo, quasi di compenetrare il mondo che la circondava per poi uscirne con una visione più piena: questo le permetteva di trovare soluzioni adatte ai diversi contesti in cui si muoveva. La sua stessa struttura fisica sembrava riflettere questa complessità: era avvolta nel fuoco della sua pelle ambrata, con occhi penetranti di passione, specchio di un animo frenetico, combattivo e sempre determinato nel raggiungere l'obiettivo. Il corpo, benchè asciutto ed agile, tradiva nelle forme sinuose ed armoniose il cuore generoso, pronto a donarsi al popolo: era morbido alla vista come deve essere un forte condottiero, che però unisce le genti in un unico, caldo senso di appartenenza a radici comuni.

Korafa terminò l’addestramento il giorno stesso in cui morì la vecchia Regina: l’alba seguente, quando il sole sembrava sciogliere ogni cosa nel suo rosa intenso, per poi far rinascere tutto a nuova vita, Korafa e le altre adepte erano già pronte a partire sui cammelli, per andare incontro al proprio Destino. Quella mattina Korafa si preparò ad affrontare, a scoprire e vivere il Suo Sahara. Montò sul cammello e, insieme al Tuareg, lasciò la tribù mentre il vento le acuiva la paura del Non Conosciuto e allo stesso tempo le faceva crescere dentro la consapevolezza che sarebbe ritornata alla sua tribù come un’Altra Se Stessa, la Vera Se Stessa. Quel giorno il vento crebbe d’intensità, come la luce infuocata del sole: la tempesta di sabbia che ne risultò, la avviluppò fino a stordirla e a disgregarne ogni sicurezza. I granelli entravano violenti in ogni suo poro e la seppellivano nella buca sabbiosa in cui, accucciata, tentava di ripararsi. La Tempesta le denudò fisico ed anima da qualsiasi scudo, e fu li che Korafa divenne veramente creta ricettiva agli Insegnamenti Ultimi che le Quattro Prove le avrebbero offerto. Con le luci dell’alba tutto si era quietato: Korafa riprese il cammino, ma fu solo al termine del giorno che si trovò a contatto con la Prima Pro va.

Attirati dal grande falò che scintillava nitido tra i gialli-azzurri della sera e guidati da voci calde che inseguivano toni di scale armoniche, Korafa ed il Tuareg raggiunsero un accampamento. I canti rincorrevano danze sinuose di figure che giocavano attorno al fuoco, per poi dissolversi nella notte ormai calma come l’anima della futura Regina.

I due ritrovarono nella tribù dell’Ubari, e nell’accoglienza ospitale del suo capo, riposo e conforto: quella sera Korafa gustò il piacere di cospargersi la pelle con oli profumati e di avvolgersi in vesti ricamate. Non poteva sapere che sarebbe stata quella dolce via a condurla verso la Comunione con il Fuoco, la prima delle quattro Esperienze, quella che le avrebbe toccato la parte più istintiva e passionale dell’anima per farla risuonare nell’immensità del Sahara. Quella notte, seduta attorno al falò che l’aveva guidata fin li, conobbe Anur, uno dei figli del capotribù: i suoi occhi curiosi e frenetici le catturarono ogni sensazione. La luce di quegli occhi forzava ogni segreto, squarciava ogni velo protettivo, ogni muro di cristallo che Korafa si custodiva nel cuore e nella mente. Ne fu quasi spaventata. E fu spaventata di sentire cosa stava emergendo dalla calma apparente del suo cuore, impaurita di sentirsi trasportare in avanti dalle p arole, dai racconti, dai suoni di quel ragazzo dai tratti decisi, ma paradossalmente armoniosi, nell’umana irregolarità dei particolari: Era un altro Piano.

Anur era entrato nella vita e nell’anima di Korafa con violenta precisione, ma con piccoli teneri passi la fece camminare assieme a lui i quei sette giorni che seguirono, e ne sciolse le rigidità adolescenziali. Quello che la prima sera era stato cusa di paure, diventò coscienza di aver trovato il tassello del suo Mosaico. Coscienza dell’immensità celata nel cuore, dell’infinita potenza che si liberava dalla loro unione. E fu sensuale potenza quella che, l’ultima sera, unì ed esaltò i loro corpi appassionati in un amore teneramente forte ed intensamente dolce. Non c’erano più muri di cristallo ad impedire che le loro anime si compenetrassero fino a rinascere in un’unione totale.

Era la prova del Fuoco: avere il coraggio di liberare tutta quell’esplosione celata nel cuore e imparare ad ascoltare i veri, profondi istinti.

Quando l’alba svegliò i due accarezzando i loro occhi, entrambi erano consapevoli che le loro strade si sarebbero momentaneamente separate: avrebbero compiuto il loro Personale Percorso, sicuri che, Inshallah, mille dighe non avrebbero potuto deviare il corso del loro fiume destinato a ricongiungersi. Quello stesso giorno il Tuareg vide che gli occhi di Korafa avevano acquistato nuovo colore, erano la trasparenza dell’amore, non solo la determinazione di raggiungere un Alto Obiettivo.

.......E ripresero il Viaggio verso la Seconda Prova.

Viaggiarono a lungo prima di arrivare all’Oasi di Madur. Dietro le dune di un giallo arido, si aprì ai loro occhi una calma distesa d’acqua. Era il lago di Umelma ,e Korafa capì che era giunta alla Seconda Prova. Mentre il tuareg le toglieva le vesti sabbiose, i suoi occhi e il suo pensiero si persero lungo la linea piatta di quella macchia azzurra, che era comparsa dopo tanti giorni di cammino sulle dune.

Quando il sole iniziò ad eclissarsi dietro la sabbia con vampate di rosso tramonto, Korafa iniziò ad immergersi nelle fresche acque del lago.

Fu un piacere immediato, una scossa che avvolse le sue membra. Ma Korafa sarebbe riemersa dal quella materia liquida solo all’alba.

Durante la notte un freddo penetrante attanagliò, lento e subdolo, il suo corpo: fu un inizio di congelamento. In questo stato catartico capì come solo unendo l'intelletto, il ragionamento, la pazienza e la capacità di aspettare e soppesare con giusto giudizio, sarebbe stata capace di rendere efficaci le sue passioni. La sola passione non sarebbe bastata per governare un popolo.

Quando Korafa all’alba scivolò fuori da questo liquido, che le aveva purificato la   pelle e la mente, i sensi e giù fino all'anima, il suo incarnato aveva acquistato una trasparenza quasi eterea, la luminosità dei Puri.

 

Era ora pronta per la Vera Prova: il giorno seguente, allontanatasi dal lago e circondata nuovamente da distese di sabbia e roccia, Korafa attese la notte.

Quando il buio la avviluppò e fece esplodere sopra la sua testa infinite stelle a circondare la perfetta circonferenza lunare, Korafa cadde in meditazione. 

  Si narra che la Nuova Regina venne sollevata nel cielo, contornata dalle ancelle stelle, e fu durante questa notte che conobbe e compenetrò l’essenza della Dea Luna. Sarebbe diventata, così, essa stessa Dea in terra e avrebbe compreso i misteri ed il grande Respiro Unisono dell'Universo.

Stava celebrando il matrimonio con il  suo popolo: le stelle si posarono sulle sue mani a disegnare luminosi tatuaggi che, a differenza di quelli tradizionali, sarebbero rimasti eternamente impressi. La stessa Luce entrò nei suoi occhi e li accese di infinito, mentre il blu della notte si posava sui capelli. I lineamenti di quel bel viso si  confusero con le linee sinuose delle dune e i soffi impalpabili dell'aria.

Quella notte Korafa respirò il cielo, sentì suoni di armonie arcaiche, compenetrò la terra e gli animali attraverso la luce radiante della Luna. Quella notte Tutto diventò  parte di lei e lei parte di Tutto.

Il vecchio tuareg, che fu testimone di quella notte particolare, raccontò negli anni a venire che mai vi fu un Evento di tale intensità con nessun'altra regina.

All'alba l'aria era tersa e pervasa da un odore dolce ma deciso ai sensi, quasi eccitante: Korafa era la Nuova Regina, ed era pronta all’ultima Esperienza.

 Il vecchio tuareg la guidò ancora una volta attraverso il Sahara fino a giungere a Uadi Matandusch: in questa culla di  antichi graffiti  avrebbe scoperto la potenza e la forza  delle sue radici, incise su pietre solide, dopo tanta sabbia vana e   mutevole.

Korafa si fermò a studiare le incisioni per sette cicli lunari, e lì accolse e organizzò il suo esercito di Amazzoni,  scelte contemporaneamente a lei (ma questa è un'altra storia…..).

In quel tempo comprese a fondo il legame con il suo popolo e assimilò la  saggezza dei secoli.

Prima di ritornare alla sua tribù, incise essa stessa il suo graffite sulla pietra,  pronta ora ad affrontare con pienezza il Compito.

E’ questo il racconto d'iniziazione della più grande delle Regine tuareg: come già detto, molti altri ne seguono. Ora vi è probabilmente più chiara la mia scelta.

Qui non viene esaltata la grandezza della regina in se, ma suggerisce  le qualità, l'Obiettivo,  il Sogno  che ognuno di noi può tentare di trovare.

 

 

                                                                             

Sofia- Terra di mezzo, I° E.F.-    

 

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