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Medicina in Viaggio In questa rubrica, curata da medici, fisioterapisti, dietologi e preparatori atletici troverete qualche consiglio utile per salvaguardare la vostra salute durante le vacanze o per prepararvi a qualche viaggio - avventura. Speriamo di esservi utili!
Sindrome della Classe Economica dott.
Giampaolo Sozio Il
rischio di sviluppo di trombosi venosa profonda dopo viaggi aerei
prolungati si basa sulle particolari condizioni che si vengono a creare
durante il volo a carico della circolazione venosa degli arti inferiori.
In
condizioni normali il ritorno del sangue dalla
periferia al cuore dipende sia dalla funzione di aspirazione per la
pressione negativa intra toracica, che dalla cosiddetta pompa muscolare,
ovvero dalla spinta che il sangue riceve dalla contrazione dei muscoli
degli arti inferiori durante il movimento e la deambulazione.
La trombosi fu definita da Mcfarlane con l’epistema di
“emostasi in un punto sbagliato” poichè è la conseguenza di un
meccanismo fisiologico quale il processo di coagulazione del sangue,
utile nel controllo delle emorragie, attivato all’interno di un vaso
sanguigno in modo improprio; ne consegue la formazione di un coagulo o
trombo che può determinare sia una azione diretta di occlusione del
vaso stesso che l'occlusione di vasi a valle del distretto colpito
attraverso la disseminazione di frammenti del coagulo, gli emboli La
trombosi venosa è peraltro legata non soltanto alle condizioni di stasi
del flusso ematico, ma può insorgere anche in condizioni di
ipercoagulabilità del sangue ovvero a seguito di lesioni della parete
venosa; ne consegue che le condizioni ambientali che si verificano
durante un prolungato viaggio aereo possono incidere in maniera
differente sulle caratteristiche soggettive di ogni viaggiatore. L’interesse
per quella che è oggi nota come “economy class sindrome” o “coach
class sindrome” è stato risvegliato da un recente episodio di cronaca
riguardante la morte di una giovane donna per embolia polmonare occorsa
immediatamente dopo lo sbarco da un volo dall'Austrialia a Londra, e
pubblicato su Guardian nell’ottobre del 2001, ma già nel 1954 J.
Homans aveva pubblicato sul New England Journal of Medicine il caso di
un medico di 54 anni che aveva sviluppato una trombosi venosa profonda
dopo un volo durato 14 ore. I
fattori di rischio per l’insorgenza di malattia
possono essere suddivisi in fattori soggettivi relativi alle
condizioni del paziente e fattori correlati all’ambiente della cabina
aerea. L’età
avanzata, l’obesità, le malattie cardiache, le terapie mediche a base
di ormoni,
storia di pregresse trombosi venose, recenti interventi
chirurgici
o traumi, in particolare a carico degli arti inferiori, le
malattie neoplastiche ed il fumo sono condizioni che aumentano in modo
significativo il rischio di sviluppare la Trombosi Venosa durante un
volo e si vanno ad associare alle condizioni ambientali comuni per tutti
i passeggeri di un viaggio aereo quali la immobilizzazione, la posizione
costretta nel proprio seggiolino, lo scarso apporto di liquidi, le
condizioni di relativa ipossia e di bassa umidità. Alle
condizioni di rischio soggettive vanno poi aggiunte tutte quelle
condizioni
patologiche di trombofilia su base congenita dovute ad
alterazioni dei meccanismi della coagulazione del sangue: a
questo proposito risulta consigliabile eseguire uno screening di tali
condizioni, sulla guida del proprio medico curante, per tutti quei
soggetti che programmino voli aerei frequenti, soprattutto se di lunga
percorrenza. La
stasi venosa causata dalla prolungata posizione seduta in un ristretto
ambito è considerata il principale fattore patogenetico: in particolare
essa è dovuta
alla compressione della vena poplitea sul margine della
poltroncina che può causare un ostacolo al deflusso venoso ed alla
ridotta attività della pompa muscolare del polpaccio per la prolungata
immobilità. A ciò si aggiunge la disidratazione, conseguenza di un
ridotto apporto di liquidi e della perdita di fluidi attraverso la
perspiratio nell’ambiente secco della cabina e dell’effetto
diuretico conseguente all’eventuale uso di alcolici;
la disidratazione comporta la emoconcentrazione e l’incremento
della viscosità ematica La
relativa ipossia all’interno della cabina aerea si crea durante un
volo per la riduzione della pressione atmosferica in altezza: dai valori
di 14.7 psi. del livello del mare la pressione arriva fino, ad esempio,
ai valori di 3.40 psi. alla
quota standard di 36000 ft.; le cabine aeree sono pressurizzate
ma non ai valori della pressione del livello del mare bensì ad un
valore di circa 8.60 psi. : ne consegue che ad una altezza
di 35000 ft la pressione ambientale sarà di 3.40 + 8.60 =12.0
psi che è il valore di pressione atmosferica a 5500 ft di altezza. L’ipossia
induce un decremento della attività fibrinolitiche delle cellule
endoteliali e può condurre alla produzione di radicali liberi e di
fattori rilassanti sulla parete vascolare. Come risultato si ottiene uno
stato di ipercoagulabilità, un decremento della velocità ematica fino
alla stasi e, quindi, un aumento delle condizioni di rischio per lo
sviluppo di trombosi venosa. Per
ridurre il rischio della “Economy Class Syndrome”dovrebbero essere
prese alcune semplici misure di precauzione: frequenti
esercizi di mobilizzazione e di stretching degli arti, piccole
passeggiate, cambi di posizione; è consigliabile la prenotazione del
proprio posto sul lato del corridoio, per facilitare l’allungamento
degli arti inferiori. Devono
essere evitati il fumo ( ormai vietato in quasi tutti i voli di linea )
e l’eccessivo consumo di alcolici, mentre è consigliabile
l’assunzione regolare di bevande non alcoliche
( almeno un litro per ogni 5 ore di volo ). Utile inoltre
indossare per il volo scarpe comode
che non costringano il collo del piede e non accavallare a lungo
le gambe durante il viaggio. I
pazienti con fattori di rischio intinseci
dovrebbero usare calze elasto compressive per ridurre l’edema
ed il sequestro dei liquidi nei tessuti molli dei distretti declivi e
per incrementare la velocità del flusso ematico di ritorno al cuore.Per
i soggetti affetti da insufficienza venosa cronica può essere utile la
somministrazione di farmaci venotonici e vasculoprotettori
nel periodo precedente e durante un viaggio aereo prolungato allo
scopo di contribuire a controllare la comparsa di edema declive degli
arti inferiori In particolare la diosmina, il cui uso nella insufficienza venosa cronica e’
di provata sicurezza ed efficacia, si è dimostrata utile nel controllo
dell’edema
attraverso un meccanismo di protezione del microcircolo e
conseguente riduzione della permeabilità capillare. Pazienti con storia di malattie croniche o neoplastiche, recenti episodi di trombosi venosa o recenti interventi chirurgici dovrebbero considerare la possibilità di una profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare; alcuni autori suggeriscono in alcuni casi l’uso di antiaggreganti piastrinici come l’aspirina da assumere alcuni giorni prima del volo anche se tale misura appare controversa secondo le ultime linee guida. dott.
Giampaolo Sozio
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