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2002

Fezzan - Sahara

Trekking Expedition

 

 

Medicina in Viaggio

In questa rubrica, curata da medici, fisioterapisti, 

dietologi e preparatori atletici troverete qualche consiglio utile

 per salvaguardare la vostra salute durante le  vacanze o per prepararvi 

a qualche viaggio - avventura. 

Speriamo di esservi utili!

 

Sindrome della Classe Economica

dott. Giampaolo Sozio

Il rischio di sviluppo di trombosi venosa profonda dopo viaggi aerei prolungati si basa sulle particolari condizioni che si vengono a creare durante il volo a carico della circolazione venosa degli arti inferiori.

In condizioni normali il ritorno del sangue  dalla periferia al cuore dipende sia dalla funzione di aspirazione per la pressione negativa intra toracica, che dalla cosiddetta pompa muscolare, ovvero dalla spinta che il sangue riceve dalla contrazione dei muscoli degli arti inferiori durante il movimento e la deambulazione.  La trombosi fu definita da Mcfarlane con l’epistema di “emostasi in un punto sbagliato” poichè è la conseguenza di un meccanismo fisiologico quale il processo di coagulazione del sangue, utile nel controllo delle emorragie, attivato all’interno di un vaso sanguigno in modo improprio; ne consegue la formazione di un coagulo o trombo che può determinare sia una azione diretta di occlusione del vaso stesso che l'occlusione di vasi a valle del distretto colpito attraverso la disseminazione di frammenti del coagulo, gli emboli

La trombosi venosa è peraltro legata non soltanto alle condizioni di stasi del flusso ematico, ma può insorgere anche in condizioni di ipercoagulabilità del sangue ovvero a seguito di lesioni della parete venosa; ne consegue che le condizioni ambientali che si verificano durante un prolungato viaggio aereo possono incidere in maniera differente sulle caratteristiche soggettive di ogni viaggiatore.

L’interesse per quella che è oggi nota come “economy class sindrome” o “coach class sindrome” è stato risvegliato da un recente episodio di cronaca riguardante la morte di una giovane donna per embolia polmonare occorsa immediatamente dopo lo sbarco da un volo dall'Austrialia a Londra, e pubblicato su Guardian nell’ottobre del 2001, ma già nel 1954 J. Homans aveva pubblicato sul New England Journal of Medicine il caso di un medico di 54 anni che aveva sviluppato una trombosi venosa profonda dopo un volo durato 14 ore.

I fattori di rischio per l’insorgenza di malattia  possono essere suddivisi in fattori soggettivi relativi alle condizioni del paziente e fattori correlati all’ambiente della cabina aerea.

L’età avanzata, l’obesità, le malattie cardiache, le terapie mediche a base di ormoni,  storia di pregresse trombosi venose, recenti interventi chirurgici  o traumi, in particolare a carico degli arti inferiori, le malattie neoplastiche ed il fumo sono condizioni che aumentano in modo significativo il rischio di sviluppare la Trombosi Venosa durante un volo e si vanno ad associare alle condizioni ambientali comuni per tutti i passeggeri di un viaggio aereo quali la immobilizzazione, la posizione costretta nel proprio seggiolino, lo scarso apporto di liquidi, le condizioni di relativa ipossia e di bassa umidità.

Alle condizioni di rischio soggettive vanno poi aggiunte tutte quelle condizioni  patologiche di trombofilia su base congenita dovute ad alterazioni dei meccanismi della coagulazione del sangue:

a questo proposito risulta consigliabile eseguire uno screening di tali condizioni, sulla guida del proprio medico curante, per tutti quei soggetti che programmino voli aerei frequenti, soprattutto se di lunga percorrenza.

La stasi venosa causata dalla prolungata posizione seduta in un ristretto ambito è considerata il principale fattore patogenetico: in particolare essa è dovuta  alla compressione della vena poplitea sul margine della poltroncina che può causare un ostacolo al deflusso venoso ed alla ridotta attività della pompa muscolare del polpaccio per la prolungata immobilità. A ciò si aggiunge la disidratazione, conseguenza di un ridotto apporto di liquidi e della perdita di fluidi attraverso la perspiratio nell’ambiente secco della cabina e dell’effetto diuretico conseguente all’eventuale uso di alcolici;  la disidratazione comporta la emoconcentrazione e l’incremento della viscosità ematica

La relativa ipossia all’interno della cabina aerea si crea durante un volo per la riduzione della pressione atmosferica in altezza: dai valori di 14.7 psi. del livello del mare la pressione arriva fino, ad esempio, ai valori di 3.40 psi. alla  quota standard di 36000 ft.; le cabine aeree sono pressurizzate ma non ai valori della pressione del livello del mare bensì ad un valore di circa 8.60 psi. : ne consegue che ad una altezza  di 35000 ft la pressione ambientale sarà di 3.40 + 8.60 =12.0 psi che è il valore di pressione atmosferica a 5500 ft di altezza.

L’ipossia induce un decremento della attività fibrinolitiche delle cellule endoteliali e può condurre alla produzione di radicali liberi e di fattori rilassanti sulla parete vascolare. Come risultato si ottiene uno stato di ipercoagulabilità, un decremento della velocità ematica fino alla stasi e, quindi, un aumento delle condizioni di rischio per lo sviluppo di trombosi venosa.

Per ridurre il rischio della “Economy Class Syndrome”dovrebbero essere prese alcune semplici misure di precauzione: frequenti esercizi di mobilizzazione e di stretching degli arti, piccole passeggiate, cambi di posizione; è consigliabile la prenotazione del proprio posto sul lato del corridoio, per facilitare l’allungamento degli arti inferiori.

Devono essere evitati il fumo ( ormai vietato in quasi tutti i voli di linea ) e l’eccessivo consumo di alcolici, mentre è consigliabile l’assunzione regolare di bevande non alcoliche  ( almeno un litro per ogni 5 ore di volo ). Utile inoltre indossare per il volo scarpe comode  che non costringano il collo del piede e non accavallare a lungo le gambe durante il viaggio.

I pazienti con fattori di rischio intinseci  dovrebbero usare calze elasto compressive per ridurre l’edema ed il sequestro dei liquidi nei tessuti molli dei distretti declivi e per incrementare la velocità del flusso ematico di ritorno al cuore.Per i soggetti affetti da insufficienza venosa cronica può essere utile la somministrazione di farmaci venotonici e vasculoprotettori  nel periodo precedente e durante un viaggio aereo prolungato allo scopo di contribuire a controllare la comparsa di edema declive degli arti inferiori In particolare la diosmina, il cui uso nella insufficienza venosa cronica e’ di provata sicurezza ed efficacia, si è dimostrata utile nel controllo dell’edema  attraverso un meccanismo di protezione del microcircolo e conseguente riduzione della permeabilità capillare.

Pazienti con storia di malattie croniche o neoplastiche, recenti episodi di trombosi venosa o recenti interventi chirurgici  dovrebbero considerare la possibilità di una profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare; alcuni autori suggeriscono in alcuni casi l’uso di antiaggreganti piastrinici come l’aspirina da assumere alcuni giorni prima del volo anche se tale misura appare controversa secondo le ultime linee guida. 

dott. Giampaolo Sozio

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